Mario Uras

Contadino cerca donna con trattore. Si prega di includere foto del trattore. Wiet van Broeckhoven

Coltivare Canapa da fibra

13 luglio 2015 admin 1 Comment

La Sardegna Centrale è un territorio con una storia agricola antica e con un più recente passato industriale, che negli ultimi decenni ha attraversato una fase di declino economico e sociale.

Per superare questa fase occorre mirare a nuovi obiettivi, abbandonando il passato che non serve e che ha lasciato capannoni deserti per costruire un futuro florido ma ecocompatibile, attraverso l’integrazione di agricoltura e industria a basso impatto ambientale.

gomitoli_canapaTale obiettivo potrebbe essere raggiunto attraverso un progetto che coinvolga i Comuni del Centro Sardegna che gravitano nell’area industriale, attraverso  un protocollo d’intesa.

Gli elementi sui quali puntare sono: colture a basso impatto ambientale per la salvaguardia del territorio e delle sue peculiarità; eccellenze nel campo agricolo per far risplendere il centro della Sardegna attraverso il recupero dei terreni incolti e la riconversione di stabili ex industriali che verrebbero utilizzati per stipare e lavorare i prodotti raccolti, quali la canapa – la coltura principale –, il lino, il miglio e/o il triticale.

Si potrebbe ipotizzare di seminare 15 ettari iniziali per valutare la reattività della pianta della canapa, per poi andare a regime con una semina fino a 300 ettari solamente nella piana di Ottana.

Appurato che esiste una volontà comune di valorizzare la regione del centro Sardegna attraverso le diversità, si potrebbe valutare un presidio di habitat che metta al centro le persone e le comunità, utilizzando o implementando una tecnologia di altissimo livello, con il coinvolgimento di soggetti che si applichino sul campo e la collaborazione con enti di ricerca nazionali, come il CNR, che già da tempo studia la canapa da fibra.

La diversità affiancata all’innovazione tecnologica può certamente contribuire  a creare uno strumento unico per il rilancio della zona, unendo elementi dell’agricoltura di precisione ad altri elementi legati all’aspetto antropologico e alle tradizioni.

Si potrebbe valutare l’ipotesi di reintegrare la canapa seguendo principi funzionali con la filiera corta locale, costruendo i macchinari, realizzando l’essiccatoio e la macchina della raccolta in collaborazione con il CNR,

affrontando, al contempo,le problematiche piuttosto diffuse richiede legate a questo tipo di coltivazione e organizzando la filiera a tale scopo., poi , costituirebbe un momento di grande crescita.

Dalla canapa si raccoglie la parte sommitale ad uso alimentare, mentre l’intera pianta viene raccolta per usare il canapolo per altri scopi. Creare una macchina che raccolga entrambe le parti senza dispersioni, unendo due lavorazioni diverse, permetterebbe un risparmio di tempo che ottimizzerebbe anche la raccolta. Un progetto da cui, ovviamente, si può ottenere una redditività migliore per gli agricoltori.

Affinché il progetto possa decollare è necessario  il coinvolgimento di investitori privati e l’apporto difinanziamenti pubblici, a livello locale, regionale ed europeo.

Il protocollo d’intesa potrebbe essere un buon punto di partenza, in cui le colture a basso impatto ambientale rappresentano solo una parte del progetto. Occorrerà considerare anche la lavorazione sul campo, il recupero delle aree boschive della zona, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti.

Occorre dunque elaborare un progetto che coinvolga dal basso gli attori principali, Comuni e popolazioni del territorio, con investitori industriali e istituzioni regionali. Indispensabile appare comunque la volontà degli operatori locali, attori principali del progetto.

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Comments

  1. marco m. c.
    14 luglio 2015 - 16:40

    Concordo con Mario Uras.
    Rammento che per questa tipologia di coltura, il compost è indicato in qualità di ammendante di processo.
    L’ammendante compostato misto fornisce carbonio, azoto e fosforo in quantità e misura sufficiente e indispensabile per la buona crescita vegetale senza influire negativamente sul substrato e anzi arricchendolo ulteriormente. Ogni lotto di compost prodotto viene analizzato e dello stesso viene fornito un rapporto di prova secondo norma UNI 10780.
    In Sardegna sono numerosi gli impianti dove viene prodotto un compost di elevata qualità, che viene venduto a prezzi estremamente convenienti, dell’ordine dei 5 euro per tonnellata.

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